Archive for September, 2013

Aiuto si salvi chi puó, mio figlio strilla e dal dentista non vuole andare!

Saturday, September 28th, 2013

Generalmente intorno ai tre o quattro anni inizia l’avventura dei bambini dal dentista. In questo periodo di crescita sono costantemente monitorate le condizioni di igiene orale del bambino, la corretta eruzione dei denti decidui, l’eventuale presenza di carie e possibili processi infiammatori. Per aiutare i pazienti piú piccoli a superare la paura del dentista, é importante che si sviluppi fin dall’inizio dei trattamenti odontoiatrici il rapporto di fiducia tra il dentista e il bambino. I genitori svolgono un ruolo decisivo per evitare ai propri figli inutili paure e preoccupazioni. Anticipare al bambino con parole semplici come si svolgerà la visita, spiegandogli che il dentista pulirá qualche dente se sará necessario, sará importante e rassicurante. Si potrebbe anche illustrare con delle fotografie lo studio del dentista, senza scendere troppo nei particolari della cura medica da effettuare. Non c’é necessitá di rassicurare esplicitamente il proprio figlio con frasi come “il dentista non ti farà male” oppure “vedrai che non proverai dolore”, perché sono inappropriate e infondono inoltre paure probabilmente inesistenti nella mente del bambino.  Il dentista é un professionista e durante la seduta odontoiatrica bisogna astenersi dai commenti che servono puittosto a confondere il bambino che a calmarlo. Lasciamo invece che sia il bambino a dialogare con il medico e a porre tutte le domande.

paura dentista

Sigillatura dei solchi in etá pediatrica

Intorno ai sei anni di vita inizia l’eruzione dei denti permanenti. Cominciano a spuntare i primi molari nella zona posteriore della bocca, e inizia anche la sostituzione dei piccoli incisivi che cominciano a cadere. In questa fase di crescita é ottimale sottoporre i piccoli pazienti al trattamento della sigillatura dei solchi dentali. Questa procedura, assolutamente indolore, prevede l’applicazione di una resina composita fotopolimerizzabile sui solchi dei denti, al fine di impedire l’accumulo di placca. La sua efficacia nel prevenire la carie è massima se viene applicata nei due anni successivi all’eruzione del dente, l’integrità del materiale della sigillatura deve essere controllata a cadenza semestrale o annuale.

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La correlazione esistente tra l’Alzheimer e le malattie gengivali

Tuesday, September 24th, 2013

Una corretta e sana igiene del cavo orale oltre a garantire un sorriso smagliante diminuirebbe il rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer o altre forme di declinio cognitivo e demenza senile. Questo é quanto emerge dal nuovo studio realizzato dai ricercatori della University of Central Lancashire, e pubblicato sul Journal of Alzheimer.  Gli scienziati, esaminando il cervello di venti persone affette da demenza e ormai decedute, hanno scoperto in dieci pazienti la presenza di altissimi livelli di Porphyromonas gingivalis, un genere di batterio che causa patologie gengivali. Esso entra a contatto con il sangue attraverso normali attività quotidiane come mangiare, masticare, e anche dopo trattamenti odontoiatrici invasivi.

·         Lavarsi i denti aiuta a prevenire la demenza senile

Il batterio incriminato batterio sarebbe quindi  in grado di raggiungere il cervello inducendo il sistema immunitario a rilasciare determinate sostanze chimiche che uccidono le cellule cerebrali. Con la distruzione dei neuroni si accellerano i sintomi tipici della demenza senile e dell’Alzheimer, come la perdita della memoria e la confusione mentale. A seguito di questa osservazione, i ricercatori hanno dedotto che una malattia del cavo orale causata dal batterio Porphyromonas gingivalis possa essere correlata allo sviluppo dell’Alzheimer. I risultati dello studio sono ancora in fase di sperimentazione, ma regalano comunque un altro barlume di speranza per capire quali siano le possibili ragioni della demenza senile e della malattia dell’Alzheimer che, attualmente  non sono ancora del tutto evidenti, nonostante le diverse ipotesi avanzate dalla scienza.

alzheimer

Conclusioni

Il modo migliore per ridurre il rischio di demenza è quello di condurre uno stile di vita sano, seguire una dieta equilibrata, come quella mediterranea, che con le numerosi quantità di frutta e verdura consigliate, il pesce azzurro, la carne bianca, la pasta, il riso, risulta essere la dieta alimentare piú corretta. Un regolare esercizio fisico, indispensabile per la salute del corpo e della mente,  il divieto assoluto del fumo, almeno una visita di controllo annuale dal dentista, e naturalmente una bella lavata di denti almeno tre volte al giorno sono altre semplici regole d’oro per la prevenzione.

Reazioni allergiche agli anestetici locali (seconda parte)

Friday, September 20th, 2013

La corretta valutazione del paziente a rischio di reazioni di ipersensibilità ad anestetici locali é di fondamentale importanza per prevenire  e prepararsi adeguatamente ad affrontare la comparsa di reazioni allergiche. I soggetti a rischio presentato una o più delle manifestazioni cliniche descritte nel precedente articolo (prima parte). É necessario ottenere un’anamnesi clinica dettagliata che comprende il tipo di anestetico locale utilizzato e il tipo di reazione avversa pregressa riferita. In taluni casi, in base alla sintomatologia riferita (agitazione, sudorazione, nausea, lieve bradicardia), è già possibile sospettare una reazione di tipo vaso-vagale escludendo pertanto a priori la sensibilizzazione allergica del paziente…

anesthesia

Nella diagnostica differenziale delle reazioni di ipersensibilità causate da anestetici locali, deve essere tenuta in considerazione una possibile intolleranza a farmaci o sostanze utilizzate in concomitanza all’anestesia in ambito odontoiatrico, come la clorexidina, la formaldeide, il lattice che possono indurre fenomeni di ipersensibilità gravi. Inoltre, per lo stesso motivo, si dovrebbe sempre indagare sui farmaci assunti dal paziente per scopi profilattici o terapeutici in previsione dell’intervento odontoiatrico. In caso di anamnesi positiva per reazione di ipersensibilità ad un farmaco anestetico locale, il paziente deve essere visitato dallo specialista allergologo che dovrà provvedere all’esecuzione dei test di tolleranza per identificare l’anestetico locale che potrà essere somministrato al paziente per i successivi interventi odontoiatrici.

  • ·         I test allergologici

Le preparazioni utilizzate per i test di tolleranza dovrebbero essere prive di conservanti ed adrenalina che potrebbero modificare significativamente la reattività cutanea. L’esecuzione del test di tolleranza deve essere effettuata in ambiente ospedalier, per intervenire subito in caso di emergenza, con le seguenti modalità:

1. prick test con farmaco non diluito

2. iniezione intradermica con anestetico diluito in concentrazioni crescenti (1:100, 1:10, 1:1)

3. iniezione sottocute con anestetico locale non diluito in concentrazioni crescenti (0,1 ml, 0,3 ml, 0,5 ml).

Le iniezioni vanno eseguite ogni 15 minuti.

Dopo l’ultima somministrazione il paziente rimane in osservazione per circa due ore. Ai fini diagnostici, l’esecuzione dei test cutanei e i test in vitro, in assenza dei test di tolleranza sopradescritti, è stata dimostrata poco efficace.

  • ·         Protocollo clinico in odontoiatriaprednisone

Il seguente protocollo risulta efficace nella riduzione dell’incidenza e della gravitá delle reazioni da ipersensibilità ad anestetici locali:

48, 24 e 2 ore prima del trattamento odontoiatrico:

CETIRIZINA 10 mg (Zirtec® 1 cpr)

RANITIDINA 300 mg (Zantac® 1 cpr)

13, 7 e 1 ora prima del trattamento odontoiatrico:

PREDNISONE 25 mg (Deltacortene® 1 cpr)

1 ora dopo il trattamento odontoiatrico:

CETIRIZINA 10 mg (Zirtec® 1 cpr)

RANITIDINA 300 mg (Zantac® 1 cpr)

Conclusioni

Il problema delle reazioni allergiche agli anestetici locali appare ingigantito dall’opinione pubblica, e in odontoiatrica è causa di ingiustificati paure e rifiuti ai trattamenti odontoiatrici necessari. I test di tolleranza effettuati da personale medico specializzato rappresentano l’unico presidio diagnostico in grado di garantire sicurezza al dentista e al paziente.I test di tolleranza andrebbero prescritti soltanto a pazienti con storia di pregressa reazione avversa all’anestetico locale.

Reazioni allergiche agli anestetici locali (prima parte)

Monday, September 16th, 2013

Cenni storiciCarl Coller

Gli anestetici locali sono stati scoperti per la prima volta nel 1884 da Carl Koller. La procaina é stata il primo anestetico locale. Da allora, si è assistito ad un diversificarsi significativo dell’offerta con l’introduzione di una vasta gamma di preparati, e questi farmaci continuano a rivoluzionare le potenzialità della medicina, sia in ambito diagnostico che terapeutico, diventando appannaggio di tutte le branche chirurgiche, tra le quali anche quella odontoiatrica.

Struttura e Classificazione e meccanismo d’azione

I farmaci appartenenti al gruppo degli anestetici locali hanno una comune configurazione molecolare. Il tipo di legame è utilizzato per classificare questi farmaci in due sottogruppi: esteri ed amidi. I primi, derivati dell’acido para-aminobenzoico e ormai superati, includono la cocaina, procaina, tetracaina, benzocaina e cloroprocaina. Il secondo gruppo, il più utilizzato, è rappresentato dalla lidocaina, mepivacaina, etidocaina, prilocaina, bupivacaina e dibucaina. Gli anestetici locali esercitano un effetto anestetico attraverso il blocco della trasmissione dell’impulso nervoso, che è ottenuto attraverso il legame reversibile dell’anestetico locale ai canali di voltaggio di sodio a livello della membrana cellulare ostacolando cosí la formazione dei potenziali d’azione.

Effetti collaterali

Gli anestetici locali possono essere responsabili di reazioni collaterali in seguito alla loro somministrazione, reazioni tossiche ed in particolare di reazioni di ipersensibilità allergica anche in ambito odontostomatologico.

  •  Reazioni tossiche

La tossicità degli anestetici locali è in funzione della modalità di somministrazione, delle condizioni cliniche del paziente , del sito di inoculazione. Il rischio delle reazioni tossiche andrebbe pertanto notevolmente ridotto mantenendosi entro i parametri di sicurezza per posologia e tecnica di iniezione. I segni di tossicità possono essere rilevanti ed includono agitazione, tremori-convulsioni, bradicardia fino alla depressione miocardia e respiratoria. Molto più frequentemente, in seguito alla somministrazione di un anestetico locale si possono avere manifestazioni cliniche come iperventilazione, nausea, vomito, sudorazione, disorientamento o lieve bradicardia. Questi segni talvolta mimano le reazioni allergiche.

  • Le reazioni di ipersensibilità

Le reazioni di ipersensibilità possono essere di due tipi: tipo immediato (tipo I) o tipo ritardato (tipo IV). Le reazioni di tipo I , dal punto di vista clinico possono causare manifestazioni cutanee di tipo orticarioide con comparsa di rush pruriginoso diffuso che si associa talvolta ad angioedema. L’apparato respiratorio può essere interessato con sintomi di rinorrea, broncospasmo con dispnea, mentre a carico dell’apparato cardiovascolare si può verificare in alcuni casi grave una ipotensione. L’anafilassi sistemica rappresenta l’evento clinico più drammatico e potenzialmente letale nell’ambito dell’ipersensibilità immediata. Le reazioni anafilattiche sono soprattutto a carico degli apparati cardiovascolare, respiratorio, cutaneo e gastrointestinale, questi possono essere coinvolti singolarmente o in qualsiasi combinazione. Le reazioni allergiche decorrono generalmente entro pochi minuti o qualche ora dalla somministrazione del farmaco ma in una piccola percentuale di casi, si ripresentano a distanza di alcune ore, o possono avere un decorso prolungato oltre le 24 ore. Le reazioni di ipersensibilità di tipo ritardato (tipo IV) sono principalmente indotte dal contatto attraverso la cute di anestetici locali con comparsa di lesioni cutanee di tipo eczematoso, spesso a carico delle mani. Accanto alle reazioni di ipersensibilità all’anestetico locale esistono reazioni determinate dagli eccipienti (conservanti) spesso contenuti nei preparati commerciali come metabisolfiti e parabeni.

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La gengivite (prima sezione)

Friday, September 13th, 2013

La gengivite é un’infiammazione delle gengive determinata comunemente dai batteri che si accumulano tra i denti, ossia la placca. La gengivite é una malattia che non deve essere trascurata, perché se non curata puó progredire allo stadio acuto della parodontite, ossia  l’infezione dei tessuti parodontali che determinano anche la caduta dei denti. La gengivite causa il  rigonfiamento e l’arrossamento delle gengive, e nella maggior parte dei casi si verifica anche sanguinamento gengivale durante lo spazzolamento dei denti e l’utilizzo del filo interdentale.

I sintomi e i segni della gengivite

Prima di elencare i sintomi e i segni di questo tipo di infiammazione del cavo orale, precisiamo che nei casi leggeri di gengivite potrebbero non esserci sintomi evidenti.

1.   Le gengive sono arrossate.

2.   Le gengive sono molto delicate, irritate e sensibili al dolore.

3.   L’alitosi

4.   Le gengive sono gonfie.

5.   Recessione gengivale

Le cause che determinano la gengivite

La gengivite é generalmente causata dall’accumulo della placca batterica, un filtro sui denti e in mezzo, che progressivamente porta alla distruzione del tessuto gengivale, e tra le complicazioni troviamo la perdita dei denti. Se la placca non é rimossa in modo adeguato si determina un accumulo di tartaro alla base del dente, vicino alla gengiva. Il tartaro o calcolo dentale, chiamato anche denticulus, è una degenerazione calcificata della dentina, che puó essere eliminato solamente professionalmente da un dentista.

gengive

La gengivite potrebbe essere causata anche dai seguenti fattori:

1.   Cambiamenti ormonali che possono verificarsi durante il periodo della pubertá, gravidanza, ciclo mestruale e menopausa. Le gengive diventano, infatti, piú sensibili e aumenta il rischio di infiammazione.

2.   Alcune malattie quali il tumore, il diabete e l’AIDS sono correlate ad un altissimo rischio di sviluppare la gengivite.

3.   Il consumo di droghe  e il fumo.

4.   Il consumo di alcune medicine, specialmente quelle che inducono a una riduzione della saliva in bocca. La fenitoina, (denominata anche difenilidantoina e dintoina) tra le medicine anticonvulsivanti e alcuni farmaci antianginosi possono causare una crescita abnormale del tessuto gengivale.

5.   Se nella storia familiare del paziente esistono casi di gengivite, é molto probabile che anche lui sviluppi la malattia.

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